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Paragrafo 3 . Il diffondersidi una nuova cultura.

     
Abbiamo  visto  come,  con il progredire dell'economia  e  l'evolversi
della  vita politica, fossero emerse nelle citt europee nuove  classi
sociali,  che si affiancavano o si sovrapponevano ai gruppi  dominanti
tradizionali.
     Ma,  per  poter dirigere ed amministrare, questi nuovi gruppi  in
ascesa  necessitavano  di  quella  cultura  religiosa,  umanistica   e
giuridica  che  non  possedevano  e dalla  quale  erano  sempre  stati
esclusi.
     Le  abbazie,  che  avevano  costituito il  fulcro  della  cultura
altomedievale,  non  potevano  certo  soddisfare  le  nuove  necessit
culturali dei mercanti, degli artigiani, o anche della piccola nobilt
inurbata.   Nelle  citt,  in  realt,  esistevano,  come  centri   di
irradiazione culturale, le scuole vescovili; ma al loro interno veniva
impartito un tipo di insegnamento tradizionale, rigorosamente soggetto
al  primato della teologia, affiancata dalle sette arti liberali -  il
trivio (grammatica, retorica, dialettica) ed il quadrivio (aritmetica,
musica,   geometria,  astronomia)  -,  che  era  comunque  del   tutto
inadeguato agli emergenti bisogni "laici".
     Con  il  secolo dodicesimo le scuole vescovili, con la precedenza
data  alla teologia su tutte le altre materie, entrarono in crisi:  fu
allora  che  vennero fondati nuovi centri di cultura e di  studio,  le
universit.  La prima fu quella di Bologna (1088), seguita  da  Parigi
(1150), Cambridge (1167), Salerno (1173), e via via molte altre.
     Come funzionava l'universit medievale?
     Non  si deve credere che fosse un'istituzione laica, potente e  a
grande  diffusione, come lo  divenuta in epoche posteriori.  Essa  si
costitu  sul  modello delle corporazioni mercantili  ed  artigianali,
raggruppando  un  ristretto numero di insegnanti e  di  studenti,  che
spesso  peregrinavano da una localit ad un'altra  per  insegnare,  o,
viceversa,  per  ascoltare le lezioni di qualche prestigioso  docente.
Gli  insegnanti  erano  per  lo pi religiosi,  o,  per  meglio  dire,
intellettuali  cui  conveniva, economicamente,  aderire  a  un  ordine
religioso.
     L'insegnamento  praticato nelle universit era  pi  libero,  pi
aperto  ed  impostato secondo maggiore obiettivit rispetto  a  quello
esclusivo   e  dogmatico  impartito  nelle  abbazie  e  nelle   scuole
vescovili: nei corsi universitari veniva ammessa la discussione,  alla
quale partecipavano maestri e scolari. Si cominciarono
     
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     cos  a  studiare, senza censure preventive e pregiudizi, sia  le
materie tradizionali che le scienze affinate dai sapienti arabi,  come
l'alchimia   e  la  medicina;  nacquero  centri  specializzati,   come
l'universit  di  Parigi per la dialettica e la  teologia,  quella  di
Bologna  -  apprezzata  e  consultata anche  dall'imperatore  Federico
Barbarossa - per gli studi giuridici, e quella di Salerno, famosa  per
gli studi di medicina.
     Ma  il  mutamento  degli  orizzonti  culturali,  determinato  dal
fiorire  delle  citt, non coinvolse soltanto gli intellettuali  e  le
sedi del sapere, ma anche i fondamenti stessi dell'insegnamento e  gli
argomenti trattati nelle opere.
     La  riscoperta del Corpus iuris civilis, preziosissimo  compendio
di  tutta  la  legislazione  romana, fatto  elaborare  dall'imperatore
Giustiniano  nel secolo sesto, contribu notevolmente al recupero  del
mondo classico e alla restaurazione del diritto romano, in opposizione
alla  tradizione germanica. Questo testo, rimasto negletto per secoli,
costitu  il  punto  di riferimento obbligato per i  giuristi  che  si
formavano  all'universit di Bologna, nell'ambito della  quale  nacque
una  scuola  di "glossatori", cio di raffinati commentatori,  fondata
dal giudice Irnerio, il cui maggior esponente fu Accursio (1184-1263),
che  nella sua principale opera, la Magna Glossa, arriv a comprendere
quasi centomila glosse, cio note, commenti e postille, del Corpus.
     Grazie  alla  ricerca, alla traduzione e al commento delle  opere
di  Aristotele  da parte dell'eminente studioso arabo  Averro  (1126-
1198),  si  diffuse  in tutta la sua completezza  l'opera  del  grande
filosofo greco: improntata ad un grande rigore razionalistico, essa fu
sulle prime bollata come "eretica", salvo poi divenire oggetto di  una
sottile  opera  di reinterpretazione, pi allineata ai fondamenti  del
Cristianesimo.
     Con  il  secolo  dodicesimo cominciarono a  circolare  libri  che
esulavano  dai temi ecclesiastici, ma che si occupavano, a modo  loro,
della  "storia",  celebrando  imprese militari,  vicende  nazionali  e
cittadine;  fior  la  letteratura cavalleresca e  la  poesia  amorosa
provenzale inizi a compiere i primi passi.
     Il  lavoro  di  scrivani  e  copiatori  divenne  per  questo  pi
frenetico  e  richiese l'uso di una scrittura meno  elegante,  ma  pi
veloce,  inclinata  ed  abbreviata,  quasi  stenografata;  nasceva  la
scrittura  "gotica", cos definita con disprezzo  dagli  umanisti  del
Quattrocento,   che   sostitu  l'elegante   "carolina"   ed   avrebbe
caratterizzato i codici e i documenti dei secoli seguenti.
     Il  francese Pietro Abelardo (1079-1142) rappresent uno dei  pi
alti esempi di questo nuovo clima culturale, nel quale le certezze del
sapere  religioso si incrinavano, e dove la ragione  si  liberava  dal
vincolo dell'autorit.
     Teologo,  filosofo  e  poeta,  uomo  aperto  dunque  a  vasti   e
multiformi  interessi, egli fond a Parigi una  propria  scuola,  dove
insegn l'arte della logica, e disput in teologia in polemica  contro
i  grandi rappresentanti del sapere monastico, come Anselmo d'Aosta  e
Bernardo di Chiaravalle.
     Ad  Abelardo non furono mai perdonate dal potere costituito n la
libert  di  pensiero, che lo aveva portato ad insegnare  anche  fuori
dalle istituzioni ecclesiastiche, n l'accondiscendenza al mondo delle
passioni  umane,  che lo condussero all'infelice ed osteggiata  unione
con la giovane Eloisa.
